“Adotta un mandorlo” è un’Associazione senza scopo di lucro che si è attivata per la rivalutazione della mandorlicoltura tradizionale in Italia attraverso un progetto che si articola in più fasi. 

Grazie alla collaborazione del Mipaaf, delle Regioni, delle Associazioni di categoria e di tutti i Docenti di Frutticoltura ed Arboricoltura delle varie Università italiane, siamo riusciti ad avere un quadro abbastanza completo della mandorlicoltura in Italia: ne sono state censite oltre 600 varietà, diverse per caratteristiche sia pomologiche che nutrizionali ed ognuna con una sua nota aromatica distintiva. E il feedback di tutti, anche nelle aree maggiormente votate a questa coltivazione, è sempre lo stesso: quello delle mandorle è un settore sempre più abbandonato e chi decide oggi di dedicarsi alla mandorlicoltura lo fa con coltivazioni intensive e meccanizzate di mandorle non italiane. Questa modalità aiuta di sicuro il coltivatore ad ottenere maggiore reddito, ma contribuisce alla distruzione del territorio, allo sfruttamento estremizzato delle risorse naturali e all’estinzione di un patrimonio mandorlicolo unico al mondo per qualità e biodiversità!

Per questo abbiamo deciso di affiancare chi, anche solo per questioni affettive, ha deciso di dedicare parte del suo tempo a lavorare per la conservazione di quegli alberi piantati dai nonni, dai bisnonni, e dalle generazioni che li hanno preceduti, per evitare che una tale ricchezza finisse in un generico “Misto Italia”.

Con un permeante lavoro dell’Associazione su tutto il territorio nazionale abbiamo scovato piccolissime produzioni (anche solo di 2 o 3 mandorli) di quelle varietà che ancora conservano i loro nomi tradizionali e dialettali, e che restano sconosciute ai più.

Da qui parte la seconda fase del lavoro del progetto “Adotta un mandorlo”: le cataloghiamo, ne facciamo un’analisi genetica per verificarne la varietà (e col tempo faremo per ogni varietà anche analisi nutrizionali e nutraceutiche), le iscriviamo tra quelle disponibili in adozione e, grazie al contributo di chi adotta, riusciamo a garantire al coltivatore la vendita delle sue mandorle ad un pubblico attento alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e dell’autoctonia, e la possibilità di iniziare a programmare nuovi innesti di quelle varietà. La coltivazione delle varietà antiche resta ancora tutta naturale e fatta a mano: una mandorla che si è così ben adattata al suo territorio senza cure particolari, non avrà bisogno di concimazioni chimiche o di grande irrigazione e sarà più resistente alle fitopatie; la potatura e la raccolta saranno fatte a mano, avendo cura di non eliminare eventuali gemme prima e di non dissestare le radici come fanno gli scuotitori meccanici dopo.

La terza fase del progetto sarà quella di istituire almeno un campo di conservazione in ogni Regione e di raccogliere tutto il materiale ottenuto in una pubblicazione scientifica completa della mandorlicoltura italiana, che sarà il punto di partenza per la tutela e lo sviluppo del settore per le prossime generazioni.

Contemporaneamente, una volta ridati dignità e rilievo alla produzione delle mandorle italiane, ci riproponiamo di mettere in atto tutta una serie di attività (fra l’altro previste anche nel Piano del Settore Mandorle, Noci, Pistacchi e Carrube 2012/14) che coinvolgerà e implementerà anche tutto l’indotto turistico, ricettivo, culturale, legato al mondo delle mandorle, con l’istituzione di vere e proprie “Strade del Mandorlo” in tutta Italia. 

MISSION

Ogni giorno dell’anno e su tutto il territorio nazionale siamo alla ricerca di mandorli antichi, di cui verifichiamo l’autoctonia con analisi genetiche e che poi cataloghiamo con schede amigdalografiche, nutrizionali e nutraceutiche. Nel periodo più adatto, secondo la varietà, prepariamo i nuovi innesti e al momento opportuno li piantumiamo. Le adozioni ci permettono di coinvolgere e sensibilizzare privati e Istituzioni, affinché il nostro progetto possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.

VISION

Nel 1872 il Bianca censì 559 varietà di mandorlo, ed altre 193 si aggiunsero negli anni successivi. Ad oggi il 20% di quel patrimonio è già andato perduto. Il nostro progetto si prefigge non solo di fermare l’erosione genetica del mandorlo, ma di ripristinare una coltura tradizionale nelle zone di ritrovamento delle varietà antiche e di implementare tutto l’indotto gastronomico, culturale, turistico, fino alla pubblicazione di un censimento completo e approfondito sulle mandorle italiane.

CREDITS

Grazie a Manuela Laganara (CEO & Founder di MANDORLE®), Daniele Solito (suo compagno di vita, web designer/sviluppatore e promotore del progetto) e Salvatore Centonze (esperto e studioso di mandorlicoltura siciliana), senza la dedizione, l’infaticabilità e l’ostinazione dei quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.