CREDE IN NOI ANCHE TERRA DUNCI!

Ad Aragona, in provincia di Agrigento, due giovani produttori hanno rilevato l’azienda di famiglia e l’hanno ampliata: l’Azienda Agricola Pendolino che produce diverse eccellenze del territorio, fra cui ovviamente anche una varietà autoctona di mandorle, è diventata la fonte da cui Terra Dunci si approvvigiona per la sua gastronomia e pasticceria. E così, come si dice oggi, i due giovani chiudono la filiera, garantendo la genuinità dei loro prodotti con un reale km0. A supervisionare l’azienda agricola è ancora papà Stefano, che per decenni ha gestito l’azienda a sua volta ereditata dal padre e che continua a dare una mano ai figli, che così possono impegnarsi non solo nelle attività produttive, ma anche in campagne promozionali e sociali, come quella di supportare la locale squadra di pallavolo in Serie B e di combattere lo spreco alimentare con “Too Good To Go”. Come loro stessi la definiscono “Terra Dunci è un processo di evoluzione che si tramanda da padre in figlio da tre generazioni”. 

Rosario e Maria Luisa, si parte dall’Azienda Agricola Pendolino e si arriva a Terra Dunci. Cosa vi ha fatto scattare l’idea di essere produttori ed anche trasformatori?

Abbiamo deciso di diventare trasformatori perché volevamo dare dignità e senso all’attività di produzione agricola primaria, che purtroppo non riesce ad essere competitiva sui mercati specie quando si coltivano prodotti di alta qualità. Nostro padre è riuscito negli anni a costruire un’azienda agricola a costo di grandi sacrifici e dedicando tutta la sua vita al lavoro, per noi abbandonarla o peggio ancora smembrarla e venderla è sempre stata una soluzione che abbiamo rifiutato, ma purtroppo bisogna fare anche i conti a fine mese e se questi non quadrano il fallimento è inevitabile, così abbiamo deciso di chiudere la filiera e trasformare in proprio la nostra produzione, che non si limita alle mandorle, ma produciamo anche grano duro, olive da olio ed uva da mosto. Questo ci ha permesso di dare un valore aggiunto al nostro lavoro, cosa che ci ha concesso di mantenere viva la nostra attività agricola.

Il filo conduttore fra le due attività, fra gli altri, è la mandorla Nivera del mandorleto di famiglia. La coltivate da generazioni e la trasformate in deliziosi dolcetti. Perché decidere di continuare a coltivare una mandorla quasi solo per la produzione interna? Non era meno impegnativo comprare mandorle da un grossista?

La nostra è un’attività che si tramanda di padre in figlio, parte dei nostri terreni nostro padre li ereditò da nostro nonno e con grande sacrificio e abnegazione li ha gestiti e lavorati per tutta la sua vita. Così adesso anche noi vogliamo portare avanti la tradizione di famiglia cercando di destreggiarci tra quelle che sono le difficoltà del fare impresa oggi. Coltiviamo questi alberi di mandorlo da 3 generazioni, abbiamo deciso di continuare a coltivarle perché il nostro lavoro non si basa soltanto sugli aspetti economici, ma tiene conto delle ricadute sociali, culturali e ambientali che ha sul territorio, quindi continuare a portare avanti la coltivazioni di mandorle autoctone lo reputiamo di vitale importanza per il mantenimento della biodiversità.

Come mettete a punto le vostre preparazioni? Partite dalla ricetta e la ottimizzate in base ai prodotti locali o partite dai prodotti locali e sviluppate la ricetta sulle loro caratteristiche?

Le nostre preparazioni partono dalle ricette tradizionali della pasticceria siciliana della zona dell’agrigentino, ci sembrava un passaggio obbligato rispettare la tradizione non solo nella fase di coltivazione ma anche nella trasformazione e presentazione del prodotto finito. Una volta reperite le ricette della tradizione facciamo delle prove con le nostre materie prime per vedere come si legano tra loro, stiamo molto attenti ai dettagli cercando di offrire un prodotto quanto più genuino possibile. Nel caso delle nostre mandorle, ad esempio, mentre sviluppavamo la ricetta ci siamo accorti che il prodotto finale risultava eccessivamente dolce. Questo era causato dalla dolcezza delle mandorle quindi siamo riusciti ad eliminare il 20% di zucchero dalla ricetta originale offrendo una pasticceria gustosa e salutare.

Qual è la vostra giornata tipo? Non è semplice coniugare lavoro in campagna e attività in laboratorio…

La nostra giornata tipo si divide tra campi, laboratorio, uffici, grafico e svariate riunioni. Ci svegliamo presto al mattino e finiamo tardi la sera, facciamo molta pianificazione e progettazione, in genere lavoriamo sempre ai nuovi progetti con un anticipo di circa 6 mesi. La programmazione è d’obbligo quando gestisci diverse realtà. Il carattere stagionale dell’attività agricola ci permette di avere dei periodi meno carichi di impegni in cui facciamo molti incontri dove prepariamo la tabella di marcia delle attività da svolgere nei mesi successivi, ma ci sono tanti imprevisti e spesso dobbiamo fare gli straordinari per rimanere al passo con le lavorazioni da fare. Il lavoro dell’imprenditore oggi è molto complicato e ti impegna molto, ma è allo stesso tempo molto soddisfacente e stimolante.

Ci raccontate come e chi si occupa delle mandorle? Com’è il vostro mandorleto?

Del nostro mandorleto, come di tutta l’azienda agricola, si occupa ancora in prima persona nostro padre. È una persona che ha dedicato tutta la sua vita all’azienda agricola, un lavoratore infaticabile, appassionato del suo lavoro. Mentre lui segue le diverse fasi colturali insieme a due collaboratori esterni, noi dal canto nostro ci occupiamo della parte amministrativa e commerciale, ma cerchiamo di apprendere da lui tutti i segreti antichi connessi all’agricoltura. Il nostro mandorleto è un bellissimo giardino adagiato sui Colli Sicani, le piante sono rigogliose e nel periodo della fioritura è uno spettacolo unico. Per alcuni anni abbiamo ospitato un asilo nel bosco, un programma di educazione esperienziale ed è stato affascinante vedere come i bambini interagiscono con la natura in maniera spontanea rivelando le connessioni tra noi e l’ambiente che ci circonda che la modernità rischia di farci dimenticare.

A quale delle vostre esigenze avete trovato risposta o soluzione con Adotta un mandorlo?

Con Adotta un mandorlo abbiamo trovato un mezzo speciale per condividere la nostra passione per questa pianta straordinaria, con le nostre piante c’è un rapporto che va ben aldilà del semplice ritorno economico, sono parte integrante della storia d’amore tra la nostra famiglia e il nostro territorio, partendo dai nostri nonni fino ad arrivare a noi. Soprattutto la campagna di adozione ci dà la possibilità di condividere questa passione con chi vuole dare il proprio contributo al mantenimento della biodiversità ed alla salvaguardia delle specie autoctone. Il nostro sogno è quello di poter ampliare, un giorno, la nostra quota mandorleto piantando nuove piante autoctone e con l’aiuto delle adozioni crediamo che questo obiettivo può essere raggiunto facilmente, perché non è più l’obiettivo di due fratelli ma diventa un traguardo condiviso tra tutti gli amanti di questa pianta fantastica.

E, invece, qual è il vostro valore aggiunto nel progetto? Qual è la prima cosa che vorreste fare con noi? 

Il nostro valore aggiunto al progetto di Adotta un mandorlo è la capacità di sintesi tra la tradizione e l’innovazione, riusciamo a guardare al passato con un occhio critico e selezioniamo le caratteristiche che più ci identificano per portarle nel futuro, in un processo evolutivo che non snatura la nostra storia, ma la valorizza. Per noi la verità sta sempre nel mezzo, siamo ben consapevoli che l’abbandono della tradizione per una modernità radicale porta alla perdita della nostra memoria storica ed identitaria, ma dall’altro lato cristallizzarsi nel passato rifiutando ogni evoluzione dei processi porta alla recessione e quindi alla scomparsa. La nostra convinzione è quella di portare avanti colture antiche, che identificano la nostra storia a livello di comunità, ma con metodologie ed approcci mentali innovativi che ci permettano di essere competitivi sui mercati senza perdere di vista mai le nostre peculiarità storiche.

Così da oggi inizia per noi insieme a Rosario e Maria Luisa un nuovo progetto di tutela e sviluppo, in un nuovo areale, con una nuova mandorla di cui vi parleremo nel dettaglio molto presto! Il primo passo è trovarle e saperle in mani che possano continuare a prendersene cura. Il passo successivo è quello di scoprirne tutti i segreti e poterle valorizzare al meglio, supportando i ragazzi in un percorso che hanno già iniziato ma lungo il quale c’è ancora molto da fare.  

Intanto potete approfondire la loro conoscenza sul loro sito e sui loro canali social. E potete adottare la loro Nivera a questo link, tra i mandorli di varietà siciliane.

Tutte le immagini usate nel presente articolo sono dell’Azienda Agricola Pendolino che, nella persona di Rosario Pendolino, ne detiene la proprietà e ce ne autorizza l’utilizzo.

Lascia un commento