IL BOSCO DA MANGIARE DI GIANLUCA PANNOCCHIETTI

Quando abbiamo iniziato a fare ricerche su progetti le cui attività si focalizzassero sulla tutela della biodiversità, uno dei primissimi in cui ci siamo imbattuti è quello di Gian Luca per la Sicilia. Per sua stessa ammissione in diverse interviste (fra cui alcune anche per trasmissioni Rai, ne potete vedere una qui per Geo dello scorso novembre), all’inizio ai più sembrava un progetto quasi folle, una perdita di tempo, e invece con gli anni Gianluca ha sempre più consolidato la sua “reputation” al punto che oggi sono tantissime le collaborazioni e le realtà imprenditoriali che si avvalgono della sua esperienza e dei prodotti del suo vivaio. Infatti sono sempre di più i coltivatori che vogliono dedicarsi alle varietà antiche, così come i ristoratori che cercano prodotti autoctoni per dare un carattere distintivo ai loro piatti. Ma conosciamo meglio Gianluca!

Abbiamo appreso proprio da una tua intervista che questa passione te l’ha trasmessa tuo zio che ti portava a scoprire i sentieri di passaggio dei contadini, e dalle pere è iniziata la tua passione per il recupero delle varietà antiche. Qual è stato il passaggio che ti ha fatto decidere che doveva essere l’impegno principale della tua vita lavorativa?

La passione ce l’ho fin da piccolino. Provengo da una famiglia di contadini ed erano mio zio ed altri amici anziani del posto che mi portavano in giro, così piano piano poi ho deciso che questa sarebbe stata la mia strada, il mio lavoro. Non c’è un momento che mi ha fatto decidere, quello che faccio è quello che mi appassiona di più, che praticamente non mi fa lavorare neanche un giorno perché è tutta passione che si è trasformata in  professione.

Ad oggi custodisci oltre 700 varietà fruttifere e botaniche in genere, qual è stata la pianta più difficile da recuperare?

La pianta più difficile da recuperare è stato un fico, il fico Rattarola, che è ormai quasi scomparso. Infatti ne ho rintracciata solo una pianta in un orto qua vicino tra Giarratana e Frigintini, che è una frazione di Modica, fa un fico piccolino. E pur girando tantissimo ho visto solo questa pianta in giro nelle campagne.

Nel tuo “Bosco da mangiare” hai anche delle mandorle, ad una ci tieni un po’ di più ed è la Chiricupara. Ci racconti la storia del suo nome?

Ho diverse varietà di mandorle ma la Chiricupara è particolare. L’origine del nome lo deve al fatto che da noi in dialetto “chiricuopo” significa “albicocco” e la sua particolarità è proprio la sua forma che assomiglia a un’albicocca. Da qui prende il nome di Chiricupara. Prima veniva coltivata anche a Rosolini ed era una delle mandorle migliori perché è una varietà abbastanza rustica e resistente ed è autofertile. E poi soprattutto i massari la richiedevano (e la richiedono) per fare pasticcini e latte di mandorla perché è una delle mandorle più dolci.

Sei in un areale che è per lo più vocato ad un altro tipo di mandorlicoltura. Ma, pur conservandone anche altre, tu hai preferito dare più spazio alla Chiricupara. Avrai evidenziato delle differenze, ce ne parleresti?

Sì, ho preferito la Chiricupara. Non ho guardato alla resa in sgusciato perché è intorno al 20%, ma ho guardato alla sua rusticità come pianta perché è una varietà che non ha bisogno quasi di nulla, è rustica, rifiorente ed ha una fioritura un po’ più tardiva rispetto alle altre, alla Pizzuta, alla Fascionello, alla Romana, quindi supera meglio le intemperie e il freddo che arrivano a gennaio. La storia della Chiricupara, che prima si coltivava a Rosolini o poi si è conservata in territori più alti, risale a quando c’è stata la Riforma Agraria: i contadini si sono dedicati ai terreni nella parte alta di Rosolini che ha un’isola amministrativa che arriva fino a Giarratana, Ragusa e San Giacomo, e l’unica mandorla che si poteva coltivare in quella zona era la Chiricupara proprio perché ha una fioritura tardiva, ma si è conservata ormai solo lungo i muretti. Si può dire che l’unico impianto specializzato a Chiricupara è quello che ho io.

È stato difficile farle avere l’attenzione di “Arca del Gusto” e segnalarla a Slow Food?

L’inserimento nell’Arca del Gusto non è stato tanto difficile ma è stato un lavoro che è durato 2 anni durante i quali ho raccolto un sacco di testimonianze dei contadini, di mio papà, di tutti quelli che si ricordavano di questa mandorla. Quindi piano piano ho raccolto tanti documenti che poi ho presentato a Slow Food e sono stati loro che, sulla base di tutta la mia documentazione, hanno deciso che sarebbe stato giusto metterla nell’Arca del Gusto.

Cosa credi debba sapere chi custodisce una varietà antica per evitare che la estirpi?

Chi ha una vecchia varietà, prima che la estirpi, deve sapere che quando muore una varietà si perde un patrimonio genetico che non si può più recuperare, si perde biodiversità. Io, per esempio, conservo anche frutti che a livello di gusto e sapore non sono buoni: quanto meno 1 o 2 piante le conservo, perché il patrimonio genetico che si è selezionato negli anni può ritornare utile in futuro.

Quali sono i vantaggi/svantaggi a coltivare una varietà antica rispetto a una “moderna”?

I vantaggi di coltivare una mandorla antica sono innanzitutto dovuti alla sua rusticità. E poi hai anche un prodotto quasi esclusivo e ti differenzi dalla massa, dalla grande distribuzione, quindi secondo me hai, anche per un mercato locale di nicchia, una marcia in più.

Nella foto a sinistra, dall’alto verso il basso, mandorle evidentemente diverse già nella forma: una Chiricupara, una Romana, una Fascionello e una Pizzuta d’Avola.

Nella foto a destra, Gian Luca Pannocchietti intento nelle operazioni di innesto che cura personalmente.

Persone come Gian Luca sono a parer nostro dei coltivatori completi: conoscenza agronomica  fatta sul campo e su centinaia di specie diverse, ottima manualità nelle principali tecniche di innesto, potatura, concimazione e generale cura delle piante, amore e rispetto per il suo territorio di cui conosce ogni storia antica e di cui tutela ogni germoglio!
Seguite le sue attività sui suoi canali social Facebook e Instagram e vi appassionerete anche voi al suo lavoro prezioso e affascinante!

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