IL MUSEO DELLA MANDORLA AD AVOLA

Appena si potrà nuovamente viaggiare e riapriranno i Musei, questo meriterà una visita!

“Il Museo della Mandorla di Avola e delle tradizioni agricole avolesi” vi porta indietro nel tempo: è stato inaugurato a maggio 2018 nei locali di un’antica masseria di fine ‘800 della Famiglia Rametta, lasciata quasi all’abbandono, acquistata dal Comune, restaurata e trasformata in un centro giovanile e culturale polivalente, strategicamente situata in uno dei più interessanti assi viari della periferia avolese. Voluto dal Direttore del Consorzio di Tutela della Mandorla di Avola, Corrado Bellia, e dal Comune stesso di Avola, con la collaborazione di Pro Loco e la Rete di imprese “Avola tra mare e canyon”, il Museo offre un viaggio nel tempo, attraverso tutti i sensi, a testimonianza delle meraviglie della terra che lo ospita, per scoprirne le tradizioni agricole ed enogastronomiche, con l’intento di sottolineare l’importanza del recupero, della valorizzazione e della conseguente promozione delle risorse territoriali locali. Quanto sia forte il legame degli avolesi con le mandorle e i prodotti del loro territorio si evince e lo dimostra il contributo di tutti per la creazione di questo Museo: giovani, scuola, comunità, istituzioni, artigiani. La guida virtuale Amanda (nome evocativo!) vi accompagnerà in un bellissimo percorso alla scoperta delle produzioni tipiche della zona.

La visita comincia all’esterno nel Campo espositivo realizzato grazie alla collaborazione degli studenti dell’Istituto Agrario “Ettore Majorana” della città (quelli degli indirizzi Enogastronomico e Alberghiero), sotto l’attenta supervisione dell’Assessore all’Agricoltura, riuscendo così in uno dei più grandi intenti del Museo, quello di sensibilizzare e coinvolgere proprio i giovani nella cura e valorizzazione del territorio, offrendo loro sì uno strumento di aggregazione ma anche di formazione. Disposte in aree opportunamente segnalate sarà possibile osservare, fra le altre, le piante delle varietà autoctone di mandorlo, quelle dei limoni Femminello siracusano, i filari di viti di Nero d’Avola e piccole piantagioni di canna da zucchero. Nello specifico dei mandorli, non tutti sanno che dietro il nome di “mandorla di Avola” in realtà ci sono 3 mandorle molto diverse fra loro e che sono le cultivar Pizzuta, Fascionello e Romana o Corrente d’Avola. Sarà perciò molto affascinante scoprirne le differenze botaniche, morfologiche e gustative!

Nelle sale interne del Palmento e del Frantoio sono invece esposti foto d’epoca fornite dalla Pro Loco e attrezzi antichi di lavorazione delle mandorle, del vino e dell’olio, persino macchine per la sgusciatura e la calibratura delle prime e una bassina in rame per la produzione dei confetti, tutte rimesse in funzione dagli artigiani locali. Il materiale fotografico avvolge i visitatori nell’atmosfera antica dei momenti più tipici della storia della produzione agricola avolese e gli oggetti, descritti anche col loro nome dialettale, permettono di riviverla riportando quella realtà ad oggi, in un ambiente armonico ed accogliente. Nel complesso la collezione comprende più di 260 pezzi storici ed è il frutto di donazioni da parte di molte famiglie avolesi, i cui nomi sono nella targa che accoglie i visitatori all’ingresso di questo posto fantastico. C’è anche un angolo interamente dedicato al botanico avolese Giuseppe Bianca, autore del “Manuale della coltivazione del mandorlo in Sicilia”, opera premiata dal Congresso dei Rappresentanti del Consorzio Agrario interprovinciale siciliano nella Esposizione agraria di Siracusa del 1871 e pubblicata l’anno seguente.

E il percorso, a richiesta, può anche concludersi con una degustazione di prodotti a base di mandorle di Avola!
Ma le attività del Museo possono continuare a sorprendere! È possibile organizzare delle Cooking demo con pasticceri professionisti per la preparazione di biscotti, latte di mandorla o confetti, e visite ai mandorleti delle aziende del Consorzio di Tutela della Mandorla di Avola, cui anche il Museo fa capo.

Se da un lato il Museo si offre come attrazione turistica per visitatori tanto italiani quanto stranieri alla scoperta della cultura e delle produzioni tradizionali locali, dall’altro ha una fervente attività didattica volta quindi non solo a conservare ma soprattutto a tramandare i segreti di una coltivazione antica e di eccellenza com’è quella delle mandorle, che incuriosisce gli adulti e addirittura affascina i più piccoli che possono imparare processi produttivi e tecniche agricole che coinvolgevano intere famiglie, e conoscere la storia degli attrezzi ormai dimenticati. Attraverso le degustazioni, infine, il Museo dà voce ad un’attività divulgativa che illustra (e dimostra!) le differenze organolettiche e sensoriali tra le differenti varietà di mandorle, soprattutto se messe a confronto con quelle straniere. È evidente in ogni fase del progetto il coinvolgimento di un’intera città che, in una continua collaborazione fra pubblico e privato, ha così dimostrato di tenere tanto a conservare e tramandare la sua storia e la sua tradizione. Speriamo davvero che siano sempre di più le iniziative di questo genere e che in ogni Regione possa esserci almeno una città che voglia conservare il suo legame con le mandorle!

Gentilissimo Direttore, Lei si occupa del Consorzio di Tutela della Mandorla di Avola da ormai 20 anni, come si è evoluta la mandorlicoltura in questo periodo?
In Italia dagli anni 50 si è registrata una massiccia riduzione di superfici dedicate alla mandorlicoltura, nonostante la produzione mondiale, rispetto al dopoguerra, sia aumentata di ben oltre dieci volte, soprattutto grazie alla sempre crescente coltivazione in California, Spagna e perfino Australia. Negli ultimi vent’anni si riscontra un aumento di consumi nel mondo superiore al 100 %, con previsioni di ulteriori notevoli incrementi nei prossimi anni, anche a causa della crescente domanda dei Paesi emergenti, a iniziare da Cina e India. Lo confermano anche i dati del consumo di mandorla in Italia, attualmente coperto solo per un terzo dalla produzione nazionale e per i restanti due terzi da mandorla prevalentemente californiana e, in parte, spagnola. La frutta a guscio ormai è considerata da qualunque nutrizionista un’importante fonte di nutrienti, un vero e proprio alimento funzionale. I nuovi mandorleti sono sempre più moderni, sfruttano sistemi di irrigazione e concimazione sistematica dei terreni, organizzano la raccolta anche con l’aiuto degli scuotitori meccanici e si affidano spesso alle nuove cultivar, che offrono una resa maggiore in termini di quantità, ma quasi sempre di scarsa qualità. Indubbiamente, anche grazie a queste nuove prospettive nella produzione e nei consumi, molti giovani agricoltori sono tornati a coltivare mandorli e più in generale frutta a guscio, eppure i Consorzi di tutela devono ancora lottare per avere un coinvolgimento più diretto delle istituzioni nel sostenere, monitorare e promuovere questo settore produttivo fondamentale per il Sud Italia.

Ci racconta il Suo primo ricordo legato alle mandorle?
Sicuramente ricordo bene quelle mattine d’estate in cui mio padre e mio nonno mi portavano a “scutulari”, cioè a percuotere i rami di mandorlo con delle aste per far cadere i preziosi frutti. Ai tempi ero un ragazzino di sei o sette anni, andare a lavorare nei campi era consuetudine, oltre che un divertimento, perché magari potevi rubare qualche goloso frutto da mangiare nel pomeriggio, se non venivi beccato dai grandi che consideravano ogni mandorla un tesoro intoccabile. Dopo la raccolta veniva sempre la fase più giocosa per noi, il rivoltare le mandorle stese al sole camminandoci attraverso, facevamo a turno tra noi ragazzini, che spesso eravamo anche incaricati di sorvegliare il raccolto la sera. Tutte queste mansioni ci facevano sentire grandi e importanti, in un mondo senza videogiochi, social o tv.

La coltivazione delle mandorle ha una tradizione millenaria nell’areale siracusano, cosa ha fatto scattare l’esigenza di fissare nella memoria un’intera cultura agraria fra le mura di una specie di stanza del tempo ferma agli ultimi 50/60 anni? Come mai ha scelto proprio questo spazio temporale?
Da diversi anni ho sempre sostenuto che ci fosse l’esigenza, sia culturale che turistica, di un posto dove poter parlare di mandorla e più in generale delle tante produzioni tipiche del nostro territorio. Infatti durante le nostre visite illustriamo non solo i processi produttivi della Mandorla di Avola, ma raccontiamo anche le tradizioni legate al Nero d’Avola, al limone Femminello siracusano e dell’antica storia della canna da zucchero in Sicilia. Le tradizioni agricole e gastronomiche di un territorio sono un’attrazione turistica di grande rilievo, al pari di mare e montagna, quindi è necessario valorizzarle il più possibile per far crescere l’offerta turistica e culturale della nostra città. La scelta della sala del Palmento è stata naturale. La struttura del Centro giovanile Falcone Borsellino è, infatti, un’antica masseria e la sala produttiva principale è il perfetto palcoscenico per la nostra ricostruzione. Abbiamo cercato di ricreare certi momenti di lavorazione, come la pigiatura del vino o la sgusciatura delle mandorle, sfruttando tutte le donazioni dei nostri concittadini. Molti hanno svuotato cantine e soffitte per darci una mano, offrendoci non solo attrezzi e macchinari, ma anche le storie di vita quotidiana legate a ogni singolo pezzo. Un patrimonio umano davvero inestimabile che rischiava di andare perduto senza il nostro lavoro.

In base alla Sua esperienza quali sono le motivazioni per cui le nuove generazioni dovrebbero restare legate alle produzioni autoctone anziché preferire varietà moderne a più alta resa? Come si fa a conquistarsi uno spazio in un mercato che chiede prodotti sempre più commerciali e a prezzi sempre più bassi?
Le nostre cultivar hanno indubbiamente una resa tre volte inferiore rispetto alle varietà californiane, come Sonora e Non Pareil, ma la qualità non ha paragoni. La mandorla di Avola ha un sapore del tutto unico, proprietà nutrizionali eccezionali, una forma perfettamente riconoscibile, il tutto donato dalla natura. E come se non bastasse il guscio durissimo e la lavorazione tradizionale la preservano da contaminazioni provocate dalle aflatossine, le muffe tipiche della frutta in guscio, che sono sostanze cancerogene. Tutto ciò è ormai accertato da numerosi studi scientifici, promossi anche dal Consorzio della Mandorla di Avola, quindi abbiamo tutte le motivazioni per promuovere il nostro prodotto. Il segmento dei nostri potenziali clienti ormai non deve limitarsi solo alle confetterie, per cui la mandorla di Avola è la materia prima più pregiata, ma ci sono nuove strade, legate alla nutraceutica e alla cosmesi. Il consumatore moderno ha a cuore il proprio benessere e sceglie prodotti sempre più biologici, a chilometro zero e con importanti contenuti di bioelementi. Quindi invito sempre a destinare anche solo parte della produzione nella Mandorla di Avola per potersi ritagliare un pezzo di mercato tra le eccellenze, sempre più ricercate dai cultori del mangiar sano e dagli appassionati del gourmet.

In conclusione, qual è il messaggio che Lei e il Museo volete lasciare nel mondo della mandorlicoltura italiana?
Le potenzialità future sono enormi. Come Consorzio della Mandorla di Avola ci stiamo attivando in molti settori, dalla ricerca e sviluppo alla promozione, per offrire sempre più prospettive a questo settore. Il Museo, e più in generale la ricezione turistica, sono solo uno dei tanti possibili sbocchi. Ciò che abbiamo raccolto all’interno del Museo non sono solo memorie risalenti ai nonni o bisnonni degli adulti di oggi, è soprattutto un interessante spaccato della vita agricola della metà del Novecento, un mondo con cui i bambini di oggi non hanno più contatti e che cerchiamo di tenere vivo in particolare per loro, con la speranza che li ispiri a impegnarsi per la crescita della Sicilia, piuttosto che scegliere di abbandonare la nostra terra.

Presto i Musei riapriranno e con loro anche questa piccola perla siciliana: troverete il suo fantastico staff pronto ad accogliervi in Via La Pira ad Avola (SR), ma contattateli prima per concordare una visita!

Museo della Mandorla di Avola
Via La Pira – 96012 Avola (SR)
Tel: +39 3467003371
https://museodellamandorladiavola.wordpress.com/

Lascia un commento