IL NOSTRO VIAGGIO IN SICILIA (PARTE I)

Daniele e Manuela, mente, cuore e braccia di questo progetto, hanno passato la prima settimana di marzo in Sicilia. Oltre 2000 km in 7 giorni per incontrare alcuni dei partner siciliani, consolidare rapporti finora solo digitali e fare nuovi sopralluoghi.

Raccontateci il viaggio.

Siamo partiti in auto da Roma per Villa San Giovanni in piena notte. E ci siamo imbarcati per Messina dopo mezzogiorno. I nonni di Daniele erano tutti e 4 siciliani e quindi lui c’è stato spesso, ma io non ero mai stata in Sicilia. Da lì sì che sembra vicinissima! Venti minuti ed eravamo sulla “Grande Isola” (come la chiama lui). Arrivo a Barrafranca previsto intorno alle 15. (Non preoccupatevi per le distanze di sicurezza: abbiamo fatto tutto secondo le più attente disposizioni e siamo entrambi “tamponati”).

Tutto è andato secondo i programmi (stilati al minuto, per incastrare tutti gli appuntamenti!) e a Barrafranca abbiamo trovato puntuale ad attenderci Salvatore Centonze, titolare dell’azienda agricola Balsi Bio e nostro depositario della cultura mandorlicola siciliana (e non solo!). Forse non sapete che io e Salvatore ci siamo conosciuti per caso su Instagram il 30 aprile scorso, grazie a una foto che lui ha pubblicato di una mandorla di varietà antica, e, dopo 10 mesi di email, telefonate quasi quotidiane, progetti e propositi su come risollevare il settore, questa è stata la prima volta che ci siamo incontrati. 

In questo anno ho cercato di assorbire come una spugna tutto quello che Salvatore poteva insegnarmi, abbiamo passato ore e ore al telefono (ed io sempre con carta e penna a portata di mano per prendere appunti!), e, per quanto già nutrissimo una profonda stima l’uno per l’altra, è stato importante incontrarsi: altri tipi di accordi possono essere presi anche via email, ma per iniziative di questo tipo bisogna guardarsi negli occhi. Salvatore mi ha sempre raccontato con fiducia anche i retroscena di un settore in crisi, delle implicazioni politiche, dell’opposizione talvolta dei produttori stessi, ma aveva anche lui bisogno della conferma che fossimo realmente dalla stessa parte. Ed è stato davvero come se ci conoscessimo da una vita!

Com’è stato toccare con mano tutto quello di cui per quasi un anno si era solo parlato?

Emozionante! Le foto non rendono nemmeno lontanamente l’idea del fascino di una tale biodiversità. Trovare raccolti in pochi ettari mandorli di una decina di varietà diverse è stato fantastico: guardarsi intorno e vederli in tutte le loro differenze, il portamento, le foglie, i fiori, tutti diversi! E associarli alle persone che li hanno adottati, ognuna delle quali ha veicolato nel suo mandorlo un messaggio d’amore. È stato davvero bellissimo!

Con Salvatore e la sua azienda c’è ben più di un progetto di recupero delle piante antiche…

Esatto. Salvatore ha messo a disposizione alcuni ettari dei suoi terreni per creare un campo di collezione di mandorli di varietà antiche. Si è fatto carico di preparare oltre 500 portainnesto che innesteremo la prossima estate con le varietà antiche che custodisce, e alcuni sono pure già stati adottati. Senza dirci niente, ci ha portati sul piazzale che dà su quei terreni, che fino ad allora avevo visto solo su Google Earth, riconoscerlo è stato da togliere il fiato!

Sembra incolto, sicuro che si farà in tempo a preparare tutto per innestare in estate e mettere a dimora a dicembre?

Assolutamente sì! Con le coltivazioni in regime biologico ci sono delle tempistiche e delle procedure cui attenersi. Ad esempio, per effettuare il sovescio, prima di aprile non si può toccare il terreno. Ma i portainnesto sono già quasi pronti in vivaio (e ciclicamente se ne preparano di nuovi) e alcune varietà che lo permettevano, come la Vinci a tutti, sono anche già state innestate. La natura ha i suoi tempi, che noi possiamo solo osservare e rispettare, e l’affetto che ci dimostrano le persone che stanno sostenendo il nostro progetto merita tutto il nostro impegno! Entro pochi mesi l’area sarà tutta bonificata e pronta ad accogliere almeno 300 nuove piccole piante di mandorli di varietà antiche (solo per iniziare, ma contiamo di poterne sistemare molte di più!). 

E tu, Daniele?

Io mi sono divertito a fare foto e riprese col drone, perché i mandorleti in fiore sono un vero spettacolo! Quello agricolo non è il mio settore, ma mi sto rendendo conto di quanto sia complesso trovare soluzioni per tutelare realmente la biodiversità e rispettare la sostenibilità. Il più delle volte sono solo definizioni ormai di moda da mettere in etichetta per aggredire nuovi mercati. E purtroppo certe dinamiche si capiscono solo standoci dentro. Quello delle mandorle, fra produzione e commercializzazione, è davvero un mondo immenso! Io lo vivo da fuori, rispetto a Manuela, ma non credo ci vogliano competenze speciali per capire che una Filippo Cea o una Tuono siano pugliesi e non siciliane e che una Supernova che è stata ottenuta per mutagenesi sia pari ad un Ogm. Se ci sono documenti che lo attestano perché ci sono produttori che chiedono un’Igp per le prime o che continuano a coltivare le seconde? Io sono sempre stato un grande consumatore di mandorle, le mie origini siciliane le vedono anche protagoniste di moltissimi piatti, e le abbiamo sempre ricevute o comprate direttamente da chi le coltivava, ma oggi devo ammettere che non è così facile e che nemmeno le etichette fanno reale chiarezza sulla tracciabilità, figuriamoci sulla varietà…

A Mazzarino e Barrafranca avete passato meno di 24 ore, ma avete fatto tantissime cose. Cosa resta da fare?

Da fare c’è ancora davvero tanto. Questa visita super-veloce è stata quasi puramente conoscitiva, sono finalmente riuscita ad avere l’intervista a Salvatore che aspettavo da mesi (anche stavolta, come succede al telefono, lui parlava e io mi sono messa di carta e penna a scrivere appunti, presto ve la farò leggere!), ma in fondo abbiamo affrontato la parte “ludica” del progetto: anche se è stato faticoso fare su e giù per ettari di erba alta e terreno irregolare, ci siamo divertiti a conoscere le persone, a scoprire i luoghi, a fotografare le piante già adottate, a respirare il profumo dei mandorli in fiore che si perdono nell’orizzonte… Ma è ancora tutto da fare: bisogna innanzitutto che gli organi preposti decidano di fissare i paletti che distinguano una “mandorla italiana” da una “mandorla coltivata in Italia” (e questo potrebbe valere per ogni altro prodotto e andrebbe fatto nell’interesse e per la tutela di tutto il Made in Italy). Il lavoro è ancora tanto, ma biodiversità, sostenibilità e identità sono concetti e, direi, valori che decisamente meritano l’impegno! Salvatore Centonze è uno che sa fare, fa e sa anche insegnare: credeva che, conosciute alcune dinamiche, avremmo mollato e invece è stato capace di trasmetterci tanta passione e infonderci ancora più convinzione ad andare fino in fondo, faremo grandi cose anche grazie a lui! 

Nel prossimo articolo vi parleremo delle visite ad Aragona ed Agrigento, il viaggio in Sicilia è ancora lungo, seguiteci!

Il viaggio ed ogni sua spesa accessoria sono stati sostenuti in parte con fondi personali e in parte grazie all’ospitalità dei produttori e, benché si trattasse di un viaggio di lavoro per il progetto, neanche un centesimo è stato attinto dai fondi dello stesso.

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