IL NOSTRO VIAGGIO IN SICILIA (PARTE II)

Vi avevamo lasciati con Daniele e Manuela tra Mazzarino e Barrafranca. Una volta fatte tutte le foto ai mandorli adottati, ad alcuni degli innesti già pronti e dopo aver scoperto quanto ancora si può fare con e grazie a Salvatore Centonze, il viaggio è dovuto proseguire. Ad Aragona c’erano i ragazzi di Terra Dunci e le loro mandorle di varietà Nivera ad attenderli!

Rosario e Maria Luisa li conoscete già (trovate qui l’articolo a loro dedicato). Raggiungere il mandorleto non è stato facile per via della strada un po’ impervia, ma appena arrivati lì si è aperto un panorama fantastico!

Daniele e Manuela, com’è stato questo primo incontro?

Una cosa è certa, al secondo giorno in Sicilia avevamo già imparato che la prossima volta dovremo scendere in 4×4!  

I Pendolino hanno avuto per noi un’accoglienza molto calorosa, abbiamo trovato 3 generazioni a parlarci delle loro mandorle e uno scenario completamente diverso da quello di Barrafranca. La maggiore vicinanza al mare ed il clima più mite avevano già portato i mandorli a completa fioritura e addirittura alla successiva fase di allegagione, quella in cui i fiori già iniziano a diventare dei piccoli frutticini. Papà Stefano ci ha aiutato a compilare la scheda descrittiva, visto che è lui che ancora si occupa delle coltivazioni; Rosario e Maria Luisa ci hanno parlato della loro attività di recupero di questa varietà, legata ai prodotti del loro panificio, tutti preparati con ingredienti di primissima qualità e a reale km0; Manuel, figlio di Maria Luisa, appena quindicenne ma già convinto del suo futuro di agronomo, ha con vigore sostenuto quanto secondo lui sia importante continuare a preservare le varietà antiche. E la sua determinazione è stata una grande speranza per il futuro, è importante avere il sostegno dei giovanissimi, possono offrire prospettive diverse, perché sono legati ai valori della loro famiglia ma sanno tenersi aggiornati sulle novità e quindi sanno ottimizzare le risorse a loro disposizione.

Un’altra cosa bella è stata poter consegnare di persona la targa della prima delle loro adozioni! Stiamo impiegando tanta fatica e risorse per supportare chi come noi crede nella biodiversità e nelle produzioni autoctone, che è una gioia prima di tutto per noi poter ripagare i coltivatori con il sostegno delle donazioni. E quello di cui ci siamo resi conto è quanto sia importante per loro il riconoscimento del lavoro che fanno e quanto ci tengano a far conoscere le unicità del loro territorio. Usare in pasticceria una mandorla autoctona che ha una sua identità ed una sua personalità aromatica distintive significa fare ricerca, significa dover trovare un equilibrio con gli altri ingredienti, cosa che hanno fatto riducendo del 20% lo zucchero nei loro dolci, senza togliere nulla né al gusto né alla consistenza, e questo li differenzia sul mercato. 

L’Italia è piena di produttori di paste di mandorla, quanto sarebbe affascinante scoprirne le diverse sfumature se ognuno usasse i prodotti del suo territorio? Questo è quello che cerchiamo di far capire a produttori e trasformatori: non c’è una mandorla migliore di un’altra, ogni mandorla autoctona di un certo areale è la migliore per essere usata nei suoi prodotti tipici. Questo sensibilizza il consumatore, differenzia l’azienda ed il prodotto, consolida la fetta di mercato che cerca unicità.

Ed è così complicato da far capire?

Non è complicato da far capire, perché è una delle regole di base dell’economia. Piuttosto è complicato da far attuare perché richiede un lavoro di comunicazione davvero impegnativo: le mandorle autoctone sono più facili da coltivare, più facili da apprezzare, ma più difficili da far conoscere. Se i giganti mondiali dicono che è bene mangiare 23 mandorle al giorno, ma i nostri studi dimostrano che le mandorle italiane sono più ricche e ne basterebbero meno, come facciamo a fare anche noi la voce grossa? E allora si innesca un circolo vizioso in cui il produttore si arrende a quello che “il mercato chiede”. 

Però siete stati in Sicilia proprio per un contatto diretto con i produttori e ci sono anche realtà diverse interessate al recupero delle varietà antiche.

Esatto, quando riusciamo a guardare le persone negli occhi diventa tutto più facile (per fortuna c’è la tecnologia che ci supporta!). Eppure vedersi di persona è ancora il mezzo migliore per prendere fiducia. Com’è stato ad Agrigento con il Parco della Valle dei Templi. Da quasi un anno ormai si parla di un progetto da condurre insieme, eppure c’è stato bisogno di sedersi a un tavolo e discuterne.

Com’è stata la visita al Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi?

Incantevole e impegnativa. Incantevole perché è un posto curatissimo, che ti immerge immediatamente in un’atmosfera tutta sua e perché è affascinante la moltitudine di mandorli secolari che custodisce! E visitarlo praticamente da soli, senza le migliaia di turisti che di solito lo affollano, è un’esperienza forse irripetibile. Impegnativa perché la visita aveva lo scopo di farci conoscere dal vivo alcune realtà attualmente in uno stato di abbandono e che vanno recuperate e rese fruibili al pubblico, che sarà un’impresa enorme! Ma l’entusiasmo di Giuseppe Lo Pilato, Direttore dei Giardini della Kolymbethra (una piccola perla all’interno del Parco), ci lascia ben sperare. 

Qual è il coinvolgimento di Adotta un mandorlo nella Valle dei Templi?

Da parte del Parco c’è la volontà di recuperare e rendere visitabili delle aree che attualmente sono abbandonate. La loro caratteristica è di essere interamente dedicate ai mandorli e l’intenzione è quella di salvare le piante più che centenarie e ripristinare la produzione di queste mandorle che un tempo erano (e sono rimaste) raggruppate sotto la denominazione commerciale di “Palma & Girgenti”, aggiungendo un appeal turistico alla tutela della biodiversità (e che sarebbe il primo passo del nostro progetto sulla creazione in tutta Italia delle “Strade del Mandorlo”). L’iniziativa prevede il coinvolgimento anche dell’Università di Palermo, dell’Ordine degli Agronomi, del Museo Vivente del Mandorlo (che purtroppo abbiamo potuto vedere solo dall’alto, ma che ci riserviamo di visitare la prossima volta!), di alcune associazioni di produttori e trasformatori della filiera delle mandorle e ovviamente delle Istituzioni locali. Ad Adotta un mandorlo spetta il compito di coordinare tutti questi aspetti, di dare un respiro e una visibilità nazionali al progetto e di sensibilizzare il pubblico a questo tipo di attività di recupero, anche  coinvolgendolo direttamente attraverso iniziative ed eventi mirati. Insomma, siamo stati chiamati per fare quello che è la nostra mission naturale, ma in una location molto particolare e con uno spirito collaborativo che ci piace molto. Speriamo davvero che lungaggini burocratiche e interessi (o disinteressi) personali non fermino tutto!

Restiamo in attesa di aggiornamenti e la prossima volta vi parleremo di Favara e Licata, con un Cicerone d’eccezione! 

Il viaggio ed ogni sua spesa accessoria sono stati sostenuti in parte con fondi personali e in parte grazie all’ospitalità dei produttori e, benché si trattasse di un viaggio di lavoro per il progetto, neanche un centesimo è stato attinto dai fondi dello stesso.

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