NEL MIO PICCOLO, NEL NOSTRO PICCOLO

Certi incontri avvengono quasi per caso, magari facilitati da un hashtag di interesse comune o da un like a un post, ma, quando si ha la curiosità di andare oltre e approfondire alcune tematiche, succede che si aprano mondi inaspettati e si incontrino persone capaci di arricchire anche solo con una breve chiacchierata. Come è successo con Benedetta: un breve scambio di battute in chat per decidere di raccontare e raccontarsi attraverso i propri progetti in un intreccio di interviste! Lei ha intervistato la nostra Fondatrice, Manuela, e Manuela ho intervistato lei. Vi farà piacere scoprire chi c’è dietro il blog “Nel mio piccolo” e quanta passione ci sia dentro!

Il tuo nick su Instagram è “Nel Mio Piccolo”, ce lo spieghi?

“Nel Mio Piccolo” si riferisce a tutte quelle piccole azioni che ognuno di noi può compiere quotidianamente, facendo così la propria parte nel supportare una o più cause. Sono tipicamente quelle azioni che hanno un effetto contagioso e che portano i loro frutti se compiuti da sempre più persone. Sono quelle azioni che continuiamo a fare nonostante siano tante, tantissime, le persone che remano contro e agiscono in senso opposto, ma noi “nel nostro piccolo” continuiamo a fare la nostra parte per quello in cui crediamo. Nel caso specifico di “Nel Mio Piccolo”, parlo di minimalismo, ecologia, sostenibilità, gastronomia e in generale del mio viaggio verso una sempre più profonda presa di coscienza: come posso migliorare la mia vita e quella del pianeta che ci ospita?

Fra i tuoi interessi, ne parli infatti anche nella tua biografia, ci sono tutti gli argomenti che hai appena citato. Come sono nati?

C’è una parola inglese che indica quelle persone che hanno tanti interessi, che si contrappongono a chi invece riesce a trovare un’unica vocazione: multipotentialite. Ecco come mi definisco. La passione per la gastronomia, intesa come studio delle Scienze Gastronomiche, è nata durante gli studi universitari per poi crescere ancora di più durante il Master dell’Università di Pollenzo, fondata da Slow Food: qua giovani e non da tutto il mondo possono studiare il cibo nella sua accezione più olistica possibile e capire come in realtà ogni giorno possiamo votare con la nostra forchetta. Possiamo decidere di supportare i piccoli produttori oppure la grande industria, possiamo acquistare prodotti locali o provenienti da paesi lontani; cibo è però anche politica e ambiente: mai come oggi l’inquinamento atmosferico e, di conseguenza, il cambiamento climatico si ripercuotono sulla catena alimentare, su chi lavora la terra, sulle popolazioni rurali e infine sui consumatori finali. Il nostro sistema moderno non è sostenibile, lavora contro la natura invece che assieme ad essa, se non cambiamo rotta non ci sarà futuro. La permacultura è una delle alternative all’agricoltura convenzionale, un movimento nato negli anni ’70 basato sul principio di collaborazione e interazione tra tutti gli elementi di un ecosistema: è possibile crescere cibo rispettando questi principi? Assolutamente sì e ci sono diversi esempi in tutto il mondo, da piccoli giardini dietro casa fino a grandi fattorie di permacultura. Il minimalismo è arrivato come quel tassello mancante che rende tutto più chiaro e sensato: è stata la visione di un documentario ad accendere l’interesse su questo stile di vita. Abbiamo davvero bisogno di tutte quelle cose che possediamo? Spesso sono solo cose non aggiungono valore alla nostra vita e anzi la rendono caotica. Attraverso il minimalismo mi libero del superfluo per concentrarmi su ciò che mi rende davvero felice e il bello di questo movimento è che non ci sono regole fisse, ognuno ha i propri valori, le proprie passioni: ciò che rende felice me magari non rende felice te. Una cosa è certa: nella mia vita voglio portare meno consumismo e più valore.

 

E in che modo desideri raggiungere questa felicità?

Come? Cercando di sensibilizzare e ispirare altre persone, come lo sono stata e lo sono tuttora anch’io, su temi a me cari: sostenibilità, ecologia e quel cibo che amo definire buono, pulito e giusto. è nostro diritto, ma anche dovere, proteggere la nostra casa, il pianeta in cui viviamo, e i suoi frutti. Vi faccio un esempio pratico: grazie a mia mamma ho sempre prestato attenzione ad acquistare in base alla provenienza, alla qualità e non solo al prezzo. Le nostre scelte fanno la differenza ed è importante prendere coscienza di questo. Preferire prodotti alimentari 100% italiani, coltivati secondo pratiche sostenibili e il più locali possibile, porta benefici a noi, alla natura e persino all’economia del nostro Paese. è vero, facendo così persino fare la spesa diventa un atto complesso, ma è esattamente questo il punto: essere un consumatore consapevole e responsabile è la chiave di svolta, siamo noi consumatori finali che possiamo dettare le regole del gioco.

 

Si capisce che sei molto attenta a cosa metti nel piatto. Nel caso delle mandorle, quante e quali varietà ti è capitato di assaggiare?

Sono rimasta molto colpita nel leggere che le varietà di mandorle italiane, ad oggi, siano oltre 600. Onestamente parlando, non saprei quante ne abbia assaggiate. Il motivo? Non ho mai comprato mandorle direttamente da un produttore e nei negozi o supermercati specificano solo la provenienza. Si è fortunati anche solo a trovare mandorle o noci italiane, spesso vengono tutte dalla California, nonostante siamo ricchi di questi frutti. Lo so, perché ogni volta che voglio acquistare frutta secca, faccio fatica a trovare il prodotto italiano; eppure non ci manca mica!

Cosa ti ha incuriosito e poi ti è piaciuto del nostro progetto?

Oggigiorno il mandorlo viene coltivato, soprattutto all’estero, in modo intensivo con l’unico scopo di approvvigionare l’industria dei latti vegetali, a scapito della biodiversità locale e della popolazione degli insetti impollinatori. Insomma, il mandorlo non viene visto di buon occhio… Ecco che arrivate voi ad aprirmi la mente. Sono rimasta colpita dallo scoprire che un mandorlo autoctono, di varietà antica, necessita di poche risorse idriche e che apporta al nostro organismo tantissime proprietà benefiche, molte di più rispetto alla mandorla convenzionale californiana. Sapere che con un’adozione sul vostro sito si supportano inoltre coltivazioni biologiche di mandorli 100% italiani è stata la ciliegina sulla torta. Non mi rimane che scegliere la prima varietà da adottare e scoprirne gli aromi!

Che posto hanno le mandorle nel tuo regime alimentare?

Le mandorle sono ricche di fibre, grassi buoni come gli Omega 3 e sono un ottimo alleato per combattere il colesterolo. Sono una ricca fonte di energia, infatti fanno parte dei miei spuntini di metà mattina o pomeriggio, per svegliare il cervello e farlo lavorare al meglio. Se poi parliamo dei prodotti derivati delle mandorle, il nostro Paese è ricco di tradizioni dolciarie che, personalmente, amo: vogliamo parlare della bontà degli amaretti?! 🙂

 

Sei madrina di un mandorlo, stavolta in Sicilia, ma il progetto prevede almeno un campo di varietà antiche in ogni regione. Cosa pensi che potremmo fare insieme in/per l’Emilia Romagna, che è la tua terra d’origine?

Siccome sono stata molto colpita dallo scoprire quante sono le varietà di mandorle in Italia e che ognuna di esse, naturalmente, ha gusti diversi, sarebbe bello fare un esperimento sociale di fronte a supermercati o nelle piazze della mia regione, facendo assaggiare prima una mandorla comunemente venduta nei negozi e successivamente quelle delle varietà autoctone della mia regione. Sono certa sarebbe una piacevole sorpresa per tutti, capire quanto una mandorla sia molto di più di un prodotto importato dalla California.

Qual è il messaggio, quindi, di Benedetta e di “Nel Mio Piccolo”?

Recentemente scopro sempre più realtà italiane che promuovono la nostra biodiversità, l’eredità gastroculturale del nostro Paese. Puntare i riflettori sulle diverse tipologie di mandorli esistenti in Italia ci fa capire quanto sia “marcio” il nostro sistema alimentare moderno, che supporta solo i mercati dei prezzi bassi e la globalizzazione a discapito dei piccoli produttori e delle gemme che costellano il nostro patrimonio ambientale e agricolo. Una cosa è certa: io nel frattempo adotto un mandorlo, in questo modo non solo sono certa di consumare mandorle 100% italiane, ma supporto i piccoli produttori e faccio la mia parte, nel mio piccolo, per proteggere il nostro patrimonio di biodiversità.

Benedetta ha adottato un mandorlo antico della varietà Cupainella.

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