Da quando sono state stilate le prime classifiche dei “superfood” nel 2015, le mandorle sono saldamente al primo posto, per il loro quadro nutrizionale pressoché perfetto: ricche di acidi grassi monoinsaturi (quelli buoni che abbassano il colesterolo), riducono le infiammazioni, sono efficaci nel diminuire l’insulino-resistenza riducendo il rischio di diabete, rappresentano un valido alleato per la buona salute del cuore, sono un’ottima fonte di proteine e di antiossidanti (grazie all’elevato contenuto di vitamina E, selenio e polifenoli) ed il loro apporto vitaminico e di sali minerali è quasi completo. Fanno bene a pelle, unghie e capelli, alle ossa e ai denti (un bicchiere di latte di mandorla contiene più calcio di uno di latte vaccino), all’intestino e alle vie urinarie, agli organi riproduttivi, alla memoria, al buonumore, alla circolazione e alla pressione sanguigna, sono utili in gravidanza grazie all’acido folico, aiutano a combattere l’anemia per l’alto contenuto di ferro e gli stati d’ansia per quello di zinco, magnesio e litio, aiutano il fegato, rinforzano muscoli, tendini e tessuti connettivi, sono alcalinizzanti e chetogeniche.

La dose giornaliera massima consentita di mandorle italiane (nutrizionalmente più ricche delle altre) in un regime alimentare standard è di 25 grammi e fornisce all’organismo 3,5 g di fibre, 6 g di proteine, 14 g di grassi (di cui 9 monoinsaturi), 2,5 g di carboidrati, il 37% della RDI di vitamina E, il 32% della RDI di manganese, il 25% della RDI di magnesio, il 9% della RDI di calcio, il 30% della RDI di fosforo, il 10% della RDI di zinco e così via. Apportano 180 calorie circa, ma il corpo ne assorbe solo il 10-15% perché l’energia viene utilizzata nei processi metabolici dei nutrienti e perché in parte i grassi sono inaccessibili agli enzimi digestivi.

Quello che non è comunicato abbastanza, e che invece numerosi studi ormai dimostrano, è che si fa presto a dire “mandorla”, ma non sono affatto tutte uguali!

Il commercio mondiale impone l’attuazione di tecniche moderne, ma la tutela del territorio parimenti impone che si tenga conto delle diverse cultivar, per esaltarne le caratteristiche tipiche, strettamente legate all’ambiente di crescita. Per questo gli studi scientifici si sono orientati in questo senso: la frammentazione e diversificazione della mandorlicoltura italiana, che agli occhi del mercato globale appaiono come un punto di debolezza, sono invece un punto di forza, un patrimonio inestimabile non solo per la ricchezza di biodiversità, ma anche e soprattutto per le differenze genetiche, gustative e nutrizionali. Così, se da un lato gli studi analitici consentono di approfondire la conoscenza delle varie cultivar, dall’altro evidenziano fattori di differenziazione e costituiscono uno strumento per il rilancio della mandorlicoltura italiana. Su un campione di analisi e confronto fra una decina di varietà (italiane, spagnole e californiane) le diverse proporzioni fra kernel e skin nelle varietà testimoniano una conseguente diversa percentuale di antiossidanti, accostandosi a valori intorno all’8,5% delle italiane a fronte del solo 6% delle californiane. I grassi totali (monoinsaturi e polinsaturi) sono fra il 45% e il 60% per le italiane, mentre restano fra il 40% e il 48% per californiane e spagnole. I polifenoli totali della Pizzuta d’Avola o della Fascionello sono oltre i 2100 mg (per 100 g di sostanza secca), mentre quelli di Largueta (spagnola) e Carmel (californiana) non arrivano a 1500 mg. La Fascionello è in media quella che contiene maggior calcio, selenio, zinco e rame rispetto alle spagnole e alle californiane.

MISSION

Ogni giorno dell’anno e su tutto il territorio nazionale siamo alla ricerca di mandorli antichi, di cui verifichiamo l’autoctonia con analisi genetiche e che poi cataloghiamo con schede amigdalografiche, nutrizionali e nutraceutiche. Nel periodo più adatto, secondo la varietà, prepariamo i nuovi innesti e al momento opportuno li piantumiamo. Le adozioni ci permettono di coinvolgere e sensibilizzare privati e Istituzioni, affinché il nostro progetto possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.

VISION

Nel 1872 il Bianca censì 559 varietà di mandorlo, ed altre 193 si aggiunsero negli anni successivi. Ad oggi il 20% di quel patrimonio è già andato perduto. Il nostro progetto si prefigge non solo di fermare l’erosione genetica del mandorlo, ma di ripristinare una coltura tradizionale nelle zone di ritrovamento delle varietà antiche e di implementare tutto l’indotto gastronomico, culturale, turistico, fino alla pubblicazione di un censimento completo e approfondito sulle mandorle italiane.

CREDITS

Grazie a Manuela Laganara (CEO & Founder di MANDORLE®), Daniele Solito (suo compagno di vita, web designer/sviluppatore e promotore del progetto) e Salvatore Centonze (esperto e studioso di mandorlicoltura siciliana), senza la dedizione, l’infaticabilità e l’ostinazione dei quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.