Diverse sono le pubblicazioni scientifiche che evidenziano come quasi ogni Regione abbia le sue varietà tipiche di mandorlo. Ma abbiamo scoperto durante le nostre ricerche che, persino dove non ne sono censiti (in Regioni come la Liguria, il Lazio, il Veneto e altre), ci sono invece dei mandorli, il più delle volte semi-abbandonati, solo poche volte inseriti in piccoli eventi ed iniziative locali. È a questi che si orienta la nostra attenzione! I mandorli antichi hanno dato ampie dimostrazioni di altissima adattabilità anche in condizioni che non sembrerebbero loro favorevoli, per questo stiamo studiando, Regione per Regione, soluzioni ad hoc per reintrodurne la coltivazione.

Potendo ripartire quasi da zero, quello che ci proponiamo di fare è di ripristinare una mandorlicoltura tradizionale rispettando i principi di un’agricoltura sostenibile, quindi di:

–       proteggere e migliorare le risorse naturali, favorendo la conservazione di ambiente, habitat, ecosistemi e suoli;

–       aumentare la produttività, l’occupazione e l’indubbio valore aggiunto nei sistemi alimentari, modificando i processi agricoli per ridurre i consumi di acqua ed energia;

–       migliorare i mezzi di sussistenza dei produttori e favorire una crescita economica duratura e inclusiva, che ne estenda partecipazione e benefici a quanti più soggetti possibile;

–       accrescere la resilienza di persone, comunità ed ecosistemi, per massimizzare l’adattamento dei modelli produttivi che così risentiranno meno delle conseguenze dei cambiamenti climatici e dell’altalenanza dei prezzi di mercato;

–       coinvolgere la governance in queste nuove sfide, sensibilizzandola ad assicurare la necessaria cornice legislativa affinché ci sia equilibrio di azione fra settore pubblico e privato, possano essere assegnati giusti incentivi e garantite equità e trasparenza.

Su ciascun territorio, abbiamo voluto coinvolgere tanto i Dipartimenti di Agricoltura delle Regioni e gli Ispettorati Agrari quanto le Associazioni di categoria, i Consorzi, le Cooperative e gli Ordini degli Agronomi, per avere una reale contezza della situazione mandorlicola di ciascuna zona e per individuare la migliore strategia di azione.

Per ottimizzare la produttività di un mandorlo non serve seguire il modello intensivo californiano: questo non solo è impossibile da riprodurre in Italia per fattori oggettivi dettati dall’abissale differenza territoriale fra Italia e California (dove peraltro sta attuando un indubitabile danno ambientale) e che sono innanzitutto clima, tipologia dei terreni, esposizione e irrigazione, ma non rispetta i dettami della sostenibilità ed è pure molto costoso. Sarebbe piuttosto preferibile il metodo spagnolo, ma mantenendo la proporzione delle piante a non più di 300 per ettaro (distanza minima circa 6 m) per conservare la tradizionalità della coltivazione e non sovrasfruttare il suolo, e trovando il perfetto e delicato equilibrio fra terreno, portainnesto e varietà da innestare. E in questo, l’esperienza dei produttori che si sono appassionati al progetto ci sarà di grande aiuto.

Una volta arrivata a regime la produttività dei mandorleti, saranno avviate iniziative di sensibilizzazione sul territorio, per la valorizzazione dell’autoctonia anche attraverso la gastronomia e il turismo locale. Per questo ogni Regione ed ogni varietà richiedono uno studio particolare.

In calce ci sono i progetti che si stanno avviando laddove è stato più veloce attuare un piano di azione, ma presto ogni Regione avrà il suo progetto e, con la disponibilità dei coltivatori, i suoi campi di conservazione, tutela e sviluppo.

MISSION

Ogni giorno dell’anno e su tutto il territorio nazionale siamo alla ricerca di mandorli antichi, di cui verifichiamo l’autoctonia con analisi genetiche e che poi cataloghiamo con schede amigdalografiche, nutrizionali e nutraceutiche. Nel periodo più adatto, secondo la varietà, prepariamo i nuovi innesti e al momento opportuno li piantumiamo. Le adozioni ci permettono di coinvolgere e sensibilizzare privati e Istituzioni, affinché il nostro progetto possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.

VISION

Nel 1872 il Bianca censì 559 varietà di mandorlo, ed altre 193 si aggiunsero negli anni successivi. Ad oggi il 20% di quel patrimonio è già andato perduto. Il nostro progetto si prefigge non solo di fermare l’erosione genetica del mandorlo, ma di ripristinare una coltura tradizionale nelle zone di ritrovamento delle varietà antiche e di implementare tutto l’indotto gastronomico, culturale, turistico, fino alla pubblicazione di un censimento completo e approfondito sulle mandorle italiane.

CREDITS

Grazie a Manuela Laganara (CEO & Founder di MANDORLE®), Daniele Solito (suo compagno di vita, web designer/sviluppatore e promotore del progetto) e Salvatore Centonze (esperto e studioso di mandorlicoltura siciliana), senza la dedizione, l’infaticabilità e l’ostinazione dei quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.