Una delle fasi fondamentali e propedeutiche per la realizzazione del nostro progetto è la ricerca: localizzati e trovati i mandorli antichi, bisogna dar loro un’identità e solo precise analisi genetiche e il confronto con i profili custoditi presso CNR, Università ed altri Centri di ricerca possono permetterci di individuare la varietà di appartenenza.

Una volta documentata questa, la ricerca procede con la stesura della scheda amigdalografica e pomologica e per almeno 2 o 3 anni il mandorlo è costantemente monitorato per comprenderne caratteristiche e comportamenti: portamento, vigoria, densità di rami e foglie; caratteristiche visive, dimensionali e cromatiche delle foglie e relativo periodo di emissione rispetto ai fiori; periodo, quantità e tipo di fioritura; caratteristiche della forma e del colore del fiore; biologia fiorale; posizione sul ramo; forma e pigmentazione delle gemme; forma del frutto in mallo e tomentosità dello stesso; disposizione dei frutti sul ramo; forma del frutto senza mallo, dell’apice,  del mucrone; sutura, sfaldatura e consistenza del guscio; forma, colore, tessitura e sapore del seme, con le percentuale di semi doppi e semi sani. Conoscere la pianta ci permette di adottare la migliore strategia per riportarla a delle condizioni ottimali, per ottenere nuove e vigorose marze da innestare e per decidere se istituire un campo mono-varietale se è autofertile o inserirla nel campo di un’altra varietà nel caso abbia bisogno di un impollinatore. Molti mandorli abbandonati non producono più mandorle proprio per questi due motivi: o perché non adeguatamente curati o perché autosterili: riportarli ad una seppur limitata fruttificazione ci consente di ottenerne frutti e semi che passeranno ad una successiva fase di analisi, quella nutrizionale e nutraceutica.

Crescendo ogni varietà in un ambiente diverso, con un suo clima, una sua esposizione, su un terreno con un profilo chimico particolare, ne consegue che anche il suo frutto avrà delle caratteristiche peculiari: diversi studi evidenziano non solo che ogni varietà ha un suo profilo nutrizionale distintivo (alcune sono più ricche di selenio, altre di grassi monoinsaturi, altre ancora di polifenoli e così via per tutti i principali nutrienti) ma anche che una stessa varietà cresciuta in due territori diversi dà due profili nutrizionali diversi. E l’analisi stessa dei nutrienti presenti in una mandorla è lunghissima, impegnativa ed onerosa. Tanto per mettere in ordine alfabetico i principali, le mandorle contengono: acido folico, acido linoleico, acido linolenico, acido pantotenico, acqua, alanina, antiossidanti, arginina, vitamina A (o retinolo), beta carotene, vitamine del gruppo B (in particolare niacina, piridossina, riboflavina, tiamina, inositolo), calcio, carboidrati, cellulosa, colina, vitamina D, emulsina, vitamina E (o tocoferolo), fenilalanina, ferro, fibre, flavonoidi, fosforo, gomma, grassi insaturi (mono e poli), vitamina K, L-carnitina, leucina, lignina, lisina, litio, luteina, magnesio, manganese, metionina, nichel, Omega 3, Omega 6, polifenoli, potassio, prebiotici, proteine, rame, riboflavina, salicina, selenio, sodio, tirosina, trigliceridi, triptofano, zinco, zuccheri (saccarosio, glucosio, fruttosio, maltosio, amido). Individuare tutti i nutrienti e quantificarli serve poi a inserire ciascuna varietà in un quadro alimentare specifico per le esigenze del singolo e permettere a medici e nutrizionisti di consigliare quella migliore ai fini nutraceutici.

Il materiale così raccolto servirà a stilare un Catalogo Nazionale delle Mandorle Italiane che ci auguriamo possa essere di interesse scientifico ed agronomico per tutto il mondo, tanto più che il programma Agenda 2030 dell’ONU ha individuato nell’Italia l’hotspot da cui attingere il 75% della biodiversità dell’intera Europa.

MISSION

Ogni giorno dell’anno e su tutto il territorio nazionale siamo alla ricerca di mandorli antichi, di cui verifichiamo l’autoctonia con analisi genetiche e che poi cataloghiamo con schede amigdalografiche, nutrizionali e nutraceutiche. Nel periodo più adatto, secondo la varietà, prepariamo i nuovi innesti e al momento opportuno li piantumiamo. Le adozioni ci permettono di coinvolgere e sensibilizzare privati e Istituzioni, affinché il nostro progetto possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.

VISION

Nel 1872 il Bianca censì 559 varietà di mandorlo, ed altre 193 si aggiunsero negli anni successivi. Ad oggi il 20% di quel patrimonio è già andato perduto. Il nostro progetto si prefigge non solo di fermare l’erosione genetica del mandorlo, ma di ripristinare una coltura tradizionale nelle zone di ritrovamento delle varietà antiche e di implementare tutto l’indotto gastronomico, culturale, turistico, fino alla pubblicazione di un censimento completo e approfondito sulle mandorle italiane.

CREDITS

Grazie a Manuela Laganara (CEO & Founder di MANDORLE®), Daniele Solito (suo compagno di vita, web designer/sviluppatore e promotore del progetto) e Salvatore Centonze (esperto e studioso di mandorlicoltura siciliana), senza la dedizione, l’infaticabilità e l’ostinazione dei quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.