Il mandorlo viene coltivato già nell’Età del Bronzo e il suo è il primo frutto lavorato dell’antichità. Ha origine in Asia Centro-Occidentale e arriva in Italia nel V secolo A.C. grazie ai Greci: il suo nome viene da “naxia amugadale” che significa “mandorla di Nasso” (isola delle Cicladi) e infatti i Romani chiamavano le mandorle “noci greche”. Numerosi sono i riferimenti nella letteratura classica: nelle Georgiche di Virgilio, in alcuni racconti di Plutarco, e ancora Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, fino a Valeriano nei Geroglifici, in un continuo intreccio fra storia e leggenda, di cui la più famosa è quella di Fillide e Acamante.

Nel Medioevo Carlo Magno contribuì alla diffusione del mandorlo, il cui frutto era considerato un cibo completo, dalle proprietà stimolanti e curative, ordinando nell’812 di introdurre le piante di mandorlo “Amedulari” nei Campi Imperiali (che si estendevano fino agli attuali Lazio e Abruzzo). La mandorla divenne uno degli ingredienti più usati sia nella cucina che per afrodisiaci e filtri d’amore. Nel XVI secolo, il senese Pietro Andrea Mattioli, medico e botanico dell’Imperatore Ferdinando I, dichiarò “molti le usino ne restaurativi e nelle medicine che aumentano il coito”, indicando una fama di afrodisiaco che durò fino a tutto il Settecento.

Pure ci sono citazioni che vedono la mandorla un importante prodotto commerciale: Marino Sanuto, nei suoi diari fra il 1496 e il 1533, scrisse che le mandorle rappresentavano un’importante merce di scambio tra Venezia e Alessandria d’Egitto.

Tantissima letteratura racconta di mandorli anche nelle Regioni in cui adesso sembrano essere del tutto spariti (tipo Liguria e Trentino) e spesso si ritrovano mandorle e prodotti a base di mandorle nelle opere d’arte: dalle origini dell’iconografia cristiana fino al periodo gotico molta della pittura e dell’architettura sacra fa della “Mandorla Mistica” una costante decorativa per le raffigurazioni di personaggi ed episodi biblici, ci sono confetti nel dipinto del “Matrimonio di Teodolinda” nella Cappella del Duomo di Monza (decorazione realizzata dalla famiglia Zavattari tra il 1441 e il 1446), Bartolomeo di Giovanni e Giovanni Antonio Rusconi dipingono della storia di Demofonte e Fillide (rispettivamente custodite a Firenze e Venezia), molte nature morte del Barocco e del Rinascimento italiano ritraggono mandorle (ad esempio un intero piatto di mandorle sgusciate in quella attribuita a Paolo Antonio Barbieri nel 1640 o il “Piatto di mandorle verdi con una rosa” su pergamena di Giovanna Garzoni del 1642-51, conservato a Palazzo Pitti). Tuttora in un’antica farmacia in Piazza del Campo a Siena si possono ammirare, preziosi dipinti e scritte in oro indicanti, fra altri prodotti tipici senesi, anche Panforti e Ricciarelli. Fino ad arrivare a Daniele Spoerri e alla sua “Eat Art” (dal 1967) per la quale crea opere anche in marzapane.

Ma quanto si sa oggi del mandorlo in Italia? Alla fine dell’Ottocento, Giuseppe Bianca, agronomo avolese, girò l’Italia in lungo e in largo alla ricerca di mandorli e arrivò a censirne oltre 750 varietà, ma gran parte di quel patrimonio è già andato perduto: i nuovi censimenti annoverano circa 600 varietà autoctone di mandorlo e solo poco più di 120 sono iscritte al Registro Nazionale delle varietà delle piante da frutto. L’Italia resta pur sempre l’unico Paese al mondo a vantare una tale biodiversità, perché ogni mandorla ha un suo quadro organolettico e delle sue note gusto-olfattive particolari.

La mandorla è anche l’unico ingrediente presente in almeno un PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) di ciascuna delle Regioni italiane e delle loro più antiche ricette popolari, il che dimostra quanto questo frutto/seme permei la nostra gastronomia, quindi la nostra cultura e le nostre tradizioni, con larga diffusione su tutto il territorio nazionale.

MISSION

Ogni giorno dell’anno e su tutto il territorio nazionale siamo alla ricerca di mandorli antichi, di cui verifichiamo l’autoctonia con analisi genetiche e che poi cataloghiamo con schede amigdalografiche, nutrizionali e nutraceutiche. Nel periodo più adatto, secondo la varietà, prepariamo i nuovi innesti e al momento opportuno li piantumiamo. Le adozioni ci permettono di coinvolgere e sensibilizzare privati e Istituzioni, affinché il nostro progetto possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.

VISION

Nel 1872 il Bianca censì 559 varietà di mandorlo, ed altre 193 si aggiunsero negli anni successivi. Ad oggi il 20% di quel patrimonio è già andato perduto. Il nostro progetto si prefigge non solo di fermare l’erosione genetica del mandorlo, ma di ripristinare una coltura tradizionale nelle zone di ritrovamento delle varietà antiche e di implementare tutto l’indotto gastronomico, culturale, turistico, fino alla pubblicazione di un censimento completo e approfondito sulle mandorle italiane.

CREDITS

Grazie a Manuela Laganara (CEO & Founder di MANDORLE®), Daniele Solito (suo compagno di vita, web designer/sviluppatore e promotore del progetto) e Salvatore Centonze (esperto e studioso di mandorlicoltura siciliana), senza la dedizione, l’infaticabilità e l’ostinazione dei quali niente di tutto questo sarebbe stato possibile.