UN NUOVO PARTNER: CAMPIDANO FINEST

Quando abbiamo dato vita a questo progetto, in molti ci hanno definiti “nostalgici”, “anacronistici”, “visionari”… E, lo ammettiamo, abbiamo non poche difficoltà a trovare produttori che condividano i nostri principi. D’altronde, rispetto all’agronomo che li segue da 5, 10, 20 anni e che consiglia intensivi o semi intensivi con varietà straniere (o di altre regioni, nella migliore delle ipotesi), chi siamo noi per convincerli con la storia delle varietà antiche? Eppure ci sono aziende, ragazzi, che non danno retta alle chimere di una più alta resa che significa più alta redditività (perché nella realtà significa solo che finisci per accondiscendere alle regole della grande distribuzione e del suo mercato a prezzi bassi!), per dare la priorità alla tutela del loro territorio e della sua biodiversità, senza dimenticare che ci vuole tanta formazione e soprattutto di essere imprenditori! Questa è la storia, vera, di Sara e Daniele, raccontata proprio da loro!

Sara e Daniele, andiamo dritti al punto, perché proprio le mandorle?

Prima di spiegarvi i motivi che ci hanno spinto verso la mandorlicoltura, dobbiamo fare un piccolo passo indietro. Era il gennaio 2017 quando è nata la nostra società agricola, dopo tante riflessioni, speranze e un percorso formativo di creazione d’impresa. La piccola realtà che oggi gestiamo è il frutto del lavoro della famiglia Murgia, i genitori di Daniele.

La nostra azienda si trova nel Campidano di Cagliari, territorio fertile da sempre vocato all’agricoltura con tanti prodotti tipici locali, come le pesche o i carciofi.

Desideravamo dare una nuova impronta e un nuovo impulso all’attività aziendale, ragionando su una coltura che potesse adattarsi alle condizioni climatiche del nostro territorio, rispettando il principio della sostenibilità. Perciò ci occorreva una specie che fosse rustica, con poche esigenze idriche, identitaria e tradizionale sia dal punto di vista colturale che paesaggistico. Quale migliore scelta se non quella dei mandorli?

Ancora oggi, passeggiando per le campagne, si incontra qualche esemplare isolato e questo ci riporta indietro nel tempo, quando i mandorli facevano parte della vita di ogni famiglia, grazie ai loro frutti gustosi adatti alla preparazione dei dolci tipici. Per noi, i mandorli non sono solo una coltivazione ma rappresentano proprio una concezione di vita: semplicità, resistenza alle avversità, bellezza e bontà.

Siete una coppia anche nella vita, su cosa le mandorle vi mettono d’accordo e su cosa no?

Lavorare con il proprio o la propria partner può essere complicato, soprattutto per due testardi come noi!

Ciascuno ha il suo punto di vista, la sua visione delle cose però siamo sempre pronti a supportare (e sopportare!) le idee reciproche, ne sforniamo di nuove, continuamente…

Anche nella gestione del mandorleto riusciamo a trovare il giusto equilibrio. Le mandorle ci mettono d’accordo su tutto, perché sono state proprio loro l’intuizione con cui avviare il nostro progetto agricolo.

Quando osserviamo le nostre piantine e vediamo quanto stanno crescendo bene, siamo orgogliosi di noi stessi!

Perché avete scelto proprio le varietà antiche del vostro territorio?

Agli inizi del nostro percorso mandorlicolo, tante cose non le sapevamo e ci siamo messi d’impegno per formarci adeguatamente. È stata una sorpresa scoprire quante cultivar sarde esistono! Anche i nomi ci incuriosivano parecchio: alcune sono denominate così in base alle loro caratteristiche, altre portano il nome di chi le coltivava o di chi le ha scoperte.

Prenderci cura di quelle antiche varietà poteva rappresentare la sfida che cercavamo: gestire l’azienda agricola non soltanto come lavoro fine a sé stesso, ma come strumento fondamentale per la valorizzazione della biodiversità, per l’educazione ambientale ed alimentare.

La vostra esperienza con i mandorli è giovane eppure il vostro mandorleto dimostra che avete le idee ben chiare. Come siete arrivati alla selezione proprio di queste tre varietà e chi dei due ha dato al mandorleto una strutturazione così “ingegneristica” (schede varietali, schemi di disposizione delle piante, riferimenti temporali)?

Il nostro mandorleto nasce attraverso un programma di valorizzazione della biodiversità agricola sarda, in collaborazione con l’agenzia Laore. In questo campo sperimentale di varietà «autoctone» abbiamo operato una scelta legata alle cultivar Arrubia, Cossu e Niedda, le più produttive tra le varietà storiche locali. Tale selezione è nata grazie allo studio sul germoplasma di mandorlo sardo eseguito dall’Agenzia Agris, che si è occupata di mappare l’intero patrimonio genetico delle cultivar di mandorlo presenti in Sardegna.

La mente “ingegneristica” e logistica è quella di Daniele, grazie alla sua formazione di ingegnere architetto (lo chiamiamo l’Architutto!).

Insieme, abbiamo elaborato diverse schede informative e altro materiale utile a illustrare al meglio la gestione del nostro mandorleto. La parte più scientifica è a cura di Sara, amante e studiosa di biologia.

Avete fatto un cenno a un “Diario del mandorleto”, com’è nata l’idea e come vi aiuta?

Il “Diario del mandorleto” rappresenta una relazione descrittiva di tutte le fasi che hanno accompagnato la sua crescita e sviluppo: dalla messa a dimora dei portainnesti (nel febbraio 2017), fino allo stato attuale.  Teniamo nota delle lavorazioni compiute nel tempo, dell’eventuale presenza di patogeni (come il capnode), delle condizioni pedoclimatiche di partenza o qualsiasi altra osservazione che può rivelarsi utile in futuro.

Anche il materiale fotografico è importante perché, attraverso le immagini, possiamo renderci conto di quanti cambiamenti ci sono stati. Per ora siamo molto soddisfatti!

Perché avete deciso di partecipare al progetto “Adotta un mandorlo”?

Qualche tempo fa, curiosando sui social, ci siamo imbattuti in un post molto interessante. Parlava della biodiversità del mandorlo, ben 600 varietà in tutta Italia! Eravamo a conoscenza della grande varietà di cultivar sarde, pugliesi e siciliane ma non immaginavamo una ricchezza così vasta. Spinti dalla curiosità, abbiamo visitato la pagina di “Adotta un mandorlo” e lì è scattato qualcosa…

Era la prima volta che sentivamo parlare di adozioni dei mandorli: un progetto ambizioso, curatissimo sotto ogni aspetto e in cui si percepiva una grande passione.

Sentivamo di voler far parte di questa iniziativa tanto coraggiosa quanto affascinante e abbiamo avuto modo di conoscere, almeno virtualmente, Manuela, insieme al suo impeccabile e gentile staff.

Nell’entusiasmo genuino di Manuela abbiamo ritrovato la nostra stessa voglia di creare qualcosa di bello, soprattutto di farlo insieme. Riteniamo sia fondamentale costruire reti e collaborazioni… Da soli non andiamo molto lontano, ma unendoci possiamo fare la differenza!

Qual è il contributo che volete dare al vostro territorio e alla mandorlicoltura?

L’obiettivo principale è quello di rendere la nostra azienda sempre più consapevole, aperta e preparata alle nuove sfide che questi tempi impongono: produzioni di qualità, attenzione verso i consumatori, tanto amore e rispetto per il territorio e la sua biodiversità.

Il nostro, però, è anche un percorso imprenditoriale quindi dobbiamo coniugare la valorizzazione delle risorse locali con un ritorno economico per il fabbisogno e lo sviluppo aziendale.

All’inizio non eravamo ancora preparati alla possibilità di coltivare varietà sarde. L’interesse verso alcune varietà nazionali, per la loro produttività e la buona resa sul mercato, si è affiancata ad una nuova consapevolezza e una nuova sfida: coltivare e far conoscere le mandorle sarde, frutti di grande pregio e dalle ottime qualità organolettiche.

Il nostro mandorleto è ancora molto giovane, la scorsa estate ha dato per la prima volta qualche frutto ma riteniamo che possa crescere forte e rigoglioso! Sono mandorle dal carattere deciso, con un guscio durissimo ma dal cuore dolce e aromatico… un po’ come noi!!

L’auspicio è quello di diventare un punto di riferimento per la mandorlicoltura sarda, aprendo le porte (anzi, i campi) a visitatori amanti della natura, ad operatori del settore, alle scolaresche, ai docenti e ricercatori universitari per i loro studi e/o per l’avvio di progetti innovativi.

Sì, forse sogniamo in grande ma le mandorle hanno una loro storia da raccontare, fatta di tradizioni, di paesaggi abbelliti dai loro fiori, di dolci fragranti cotti al forno e di contadini che, come noi, vogliono prendersene cura.

Speriamo davvero che l’esperienza di Sara e Daniele possa essere monito ed ispirazione per molti altri coltivatori, perché loro sono la dimostrazione che una mandorlicoltura tradizionale e autoctona è ancora possibile!

Nei prossimi mesi vi aggiorneremo sugli sviluppi del loro mandorleto, intanto le loro piante sono già in adozione e, se volete conoscerli meglio, visitate i loro profili su Facebook o su Instagram!

Tutte le immagini usate nel presente articolo sono dell’Azienda Campidano Finest che, nelle persone di Sara Minnei e Daniele Murgia, ne detiene la proprietà e ce ne autorizza l’utilizzo.

Lascia un commento