UN NUOVO PARTNER: I GEMELLI MATTINA

Scoperti per caso sui social, due ragazzi giovanissimi che decidono di dedicarsi alla campagna, approfittano di un PSR per iniziare con una mandorlicoltura “moderna”, pur conservando un’impostazione tradizionale e sostenibile, ma soprattutto che sia compatibile con i vecchi mandorli dei nonni che vogliono continuare a coltivare e preservare per le future generazioni. 

Carmelo e Sonia, i gemelli delle mandorle a Mussomeli, Caltanissetta. Da quello che ci avete raccontato, in famiglia l’amore per la campagna sembrava volesse saltare una generazione, i vostri genitori avevano sperato vi occupaste di altro e invece voi avete continuato la tradizione dei nonni. Com’è andata?

L’amore è stato sempre presente, non ha mai saltato nessuna generazione e forse è questo quello che ci ha spronato ancora di più. Era mancato il lavoro diretto in campo, che è invece ciò cha ha appassionato noi. Il contatto con la natura da una parte ed il ricordo del lavoro dei nostri nonni dall’altro hanno permesso di continuare la tradizione di famiglia; crediamo di aver intrapreso la strada giusta e che stia andando bene, dato anche il forte incoraggiamento  (e pure la collaborazione, quando è stato necessario) che abbiamo tra i nostri amici, parenti e non.

Tanta era la voglia di metter su un mandorleto che avete partecipato a un PSR e messo a dimora in appena una settimana 700 piante di mandorlo, fra Tuono, Filippo Cea e Genco, perché solo quelle avete purtroppo trovato disponibili presso i vivai. Ma la vostra vera passione sono le varietà antiche del nonno. Come concilierete entrambe le cose?

Il nostro prossimo obiettivo sono le varietà antiche autoctone del luogo, proprio per dare una continuità ai mandorli di famiglia. A tal fine abbiamo già messo a dimora dei porta innesti. Il passo successivo sarà lo studio degli antichi mandorli che già possediamo per fare una selezione accurata e continuarne la coltura.

Quali sono le difficoltà che dei giovani che vogliono occuparsi di colture antiche incontrano nella realizzazione del loro progetto?

Il mercato, che spinge principalmente alla produzione di mandorle con una resa maggiore, porta molti giovani a scegliere altre varietà di mandorle a discapito di quelle locali. Inoltre, noi giovani spesso ci confrontiamo con una carenza di informazione e formazione, soprattutto sulle forme passate. Personalmente venendo a mancare i nonni non tutte le conoscenze ci sono state tramandate e ciò ci spinge ad approfondire in autonomia gli studi.

Cosa avreste voluto e vorreste fosse fatto per evitare queste problematiche?

Riteniamo che un ruolo importante possa essere svolto dalle Istituzioni, ma soprattutto dai consumatori affinché indirizzino i loro acquisti sui prodotti autoctoni. A tal fine è necessaria una maggiore consapevolezza delle varietà locali offerte, delle loro qualità e del loro gusto unico, e progetti proprio come Adotta un mandorlo rendono ciò possibile.

Siete giovanissimi eppure la vostra vita è piena di ricordi legati alle mandorle, ce ne raccontate qualcuno?

Se parliamo di mandorle pensiamo subito all’estate. La sveglia presto dopo le serate con gli amici, l’appuntamento nei campi ancora ai primordi con i nonni e le zie per la raccolta delle mandorle, perché poi con l’aumentare della temperatura dovevamo staccare la raccolta.

Ricordiamo poi ancora nelle ore più calde la famiglia riunita all’ombra, attorno al tavolo intenta a “scrucculiari” (ovvero smallare le mandorle) e a chiacchiere, mentre il caldo sole estivo asciugava le mandorle distese a terra.

Quali sono i principi che condividete con Adotta un mandorlo? 

Con Adotta un mandorlo condividiamo in pieno il principio della valorizzazione delle cultivar locali, della biodiversità e soprattutto lo studio, la ricerca e la diffusione. Crediamo fortemente che sia indispensabile un percorso per la tutela della biodiversità e di un’agricoltura etica e sostenibile. Da ciò la volontà di custodire le varietà antiche!

Cosa credete vi direbbero i nonni se potessero vedere quello che state facendo? Quali sono le cose che vi dicevano che continuano a ispirare il vostro lavoro?

Di petto ci direbbero “panzata di babbi”, un modo affettuoso per esprimerci la felicità nel vedere continuare la tradizione. Noi siamo sicuri che sono molto contenti e se potessero ci incoraggerebbero solo ad andare sempre avanti.

Con Sonia e Carmelo abbiamo iniziato a prenderci cura della dozzina di piante di Fellamasa sparse nei loro terreni (sono in adozione fra i mandorli siciliani).

Ma stiamo cercando di identificare, anche grazie al loro continuo monitoraggio, altre 4 varietà fra cui potrebbe esserci la Tunnilidda e una specie locale denominata Pizzuta, vedremo!

Intanto potete seguire il loro lavoro sui loro canali social Facebook e Instagram (sul sito ci stanno lavorando!). 

Tutte le immagini usate nel presente articolo sono di Azienda Agricola Mattina che, nelle persone di Sonia e Carmelo Mattina, ne detiene la proprietà e ce ne autorizza l’uso.

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